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tore, e il reticolato si spezzò come la corda di un violino. L'auto si avventò nella pra-
teria, in direzione delle montagne.
XXII
L'auto sobbalzava violentemente, e Jillian dopo essersi allacciata la cintura di sicu-
rezza, si tenne stretta la gabbia coi canarini.
«La polizia ha scandagliato il fiume per ore e ore» raccontava. «Io lo dicevo che
non era nel fiume. Lo dicevo! Poi hanno cercato in tutte le case nel raggio di dieci
chilometri, persino nelle casse e nei vecchi frigo che la gente butta via. Mi hanno in-
terrogata a lungo per sapere se nel vicinato avevo notato gente strana... Insomma, non
la smettevano più!»
Neary continuava a sterzare, cercando di evitare i sassi e le fosse più grandi, ogni
tanto sollevandosi sul sedile per scandagliare la vasta prateria che ancora si estendeva
dinanzi a loro.
Strade, neanche a parlarne. E neppure sentieri, né quei larghi tracciati creati dalle
mandrie in cammino. Sperava solo che i pneumatici e le sospensioni resistessero al-
meno fino ai piedi della Torre del Diavolo.
Si ergeva dietro a una linea dolce di colline. La lunga colonna di automobili dirette
a est era ormai lontana. Chissà se avrebbero avvertito i militari che lui aveva divelto
il reticolato dirigendosi verso le montagne. Pensò che forse in momenti del genere
ognuno bada solo a se stesso.
Gli si parò davanti un altro reticolato. Spezzò anche quello, e subito i pneumatici si
abbatterono con soddisfazione su una stradina ghiaiosa, che puntava proprio in dire-
zione della Torre del Diavolo.
Neary rallentò per controllare i canarini. Sembravano storditi da tutti quei sobbalzi,
chi poteva dire se invece erano i primi effetti del gas neurotossico?
Cominciò a guidare con più calma. Ogni tanto la strada ora saliva. A un certo pun-
to girò attorno a un pendio. Appena furono dall'altra parte, la videro insieme. L'auto
si fermò quasi da sola.
Scesero e si avvicinarono al ciglio della strada. La Torre del Diavolo pareva alta un
paio di chilometri, arcigna.
«Dio mio» mormorò Jillian.
«È proprio come...» Neary si inumidì le labbra. «Come l'avevo immaginata...» Le
parole non riuscivano a esprimere la sensazione che provava vedendo che l'aveva
proprio indovinata, che ne aveva fatto un modello identico pur senza aver mai prima
visto l'originale.
Rimasero per qualche istante immobili davanti a quello spettacolo grandioso. La
mole rocciosa della Torre si levava solitaria, come una freccia possente puntata verso
il cielo.
Neary si schiarì la gola. «Meglio che ci muoviamo» disse. «Altrimenti finiranno
col vederci.»
Jillian disse: «Lì. Non è un distributore di benzina, quello?».
Dopo pochi minuti si fermarono davanti alle pompe. Non c'era anima viva. Neary
provò la pompa, che si mise subito in funzione. «L'elettricità c'è ancora» brontolò.
«Fanno nove dollari...»
«Roy!» Udì anche lui il battito di un elicottero che si avvicinava. Andò a rifugiarsi
con Jillian davanti alla casupola del distributore. Sperava che i piloti non li vedessero.
Erano grossi elicotteri da trasporto, e passarono bassi. Più in alto; un elicottero del-
l'aeronautica fungeva da scorta.
Di colpo virò a destra buttandosi in picchiata: in un attimo fu sul tetto della casupo-
la. Prima che Neary e Jillian potessero aprire la porta e rifugiarsi all'interno, uno dei
piloti, il cui volto era nascosto da una sorta di maschera antigas, puntò verso di loro
una Polaroid.
Neary scrollò le spalle e fece un sorriso di circostanza. Il fotografo sembrava im-
pegnato a mettere a fuoco l'apparecchio. Neary uscì allo scoperto, tirò fuori di tasca
un biglietto da dieci dollari e sventolandolo nell'aria si avvicinò alla pompa e ve lo
posò, mettendoci poi sopra un barattolo d'olio.
«Va bene così?» gridò.
Per tutta risposta il pilota dell'elicottero diede qualche colpetto sul braccio del fo-
tografo, e l'elicottero si proiettò rapido in alto, dirigendosi verso la Torre del Diavolo,
dietro cui erano già scomparsi gli altri elicotteri.
«Non perdiamo tempo» fece Neary. «Monta, dai!»
Lanciò l'auto a tutta velocità, prendendo le curve come in una gimcana, nascon-
dendosi sotto gli alberi ogni volta che nel cielo compariva un elicottero. A un certo
punto, proprio mentre stavano aspettando che l'ennesimo elicottero si allontanasse,
videro steso in terra un uccellino, stecchito. Lo indicò a Jillian. «Vuoi che torniamo
indietro?» le chiese.
«Cos'è che l'ha ucciso, Roy?»
«I nostri canarini sono vivi. Credimi, tutta questa faccenda dei gas neurotossici è
solo una messinscena.»
«Allora andiamo avanti.»
Prima di ripartire si avvolsero intorno al viso un fazzoletto, per proteggersi le vie
respiratorie. Quindi ripresero ad avvicinarsi al massiccio, però con un'andatura meno
sostenuta.
Dopo una curva Neary dovette frenare di colpo, quasi sollevandosi sul sedile. Cin-
que furgoni color oliva erano fermi davanti a loro, bloccando la strada. Neary fece fa- [ Pobierz całość w formacie PDF ]

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